Zonin in commissione banche: «Ho perso anch'io dei soldi»

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«Purtroppo ho perso anche io dei soldi»: così l'ex presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin ha risposto, entrando a San Macuto per l'audizione presso la commissione di inchiesta sulle banche, a chi gli chiedeva delle perdite subite da migliaia di risparmiatori a causa del crac della banca. Zonin, loden verde e valigetta di pelle marrone, era accompagnato dal suo avvocato e si è detto «tranquillo». L'audizione dell'ex patron della Vicenza è stata anticipata a oggi perché venerdì 15 (data in cui era stata in un primo tempo fissata) è prevista l'udienza preliminare del processo che lo vede imputato a Vicenza.

L'audizione è stata segretata dopo circa un'ora dall'inizio dei lavori. La decisione, disposta dal presidente Pier
Ferdinando Casini, è stata richiesta dal deputato Dal Moro (Pd) che stava formulando a Zonin diverse domande sui rapporti con gli organi di vigilanza interni ed esterni. 

«Inviterei l'audito a non soffermarsi su aspetti processuali o a svolgere la propria difesa, questo non è un tribunale né un organo inquirente, non è un quarto grado di giudizio», ha sottolineato Casini aprendo l'audizione dell'ex presidente della Popolare di Vicenza. Casini ha ricordato come Zonin viene audito «in libera audizione con la facoltà farsi assistere da avvocato. Tale disposizione è analoga al regolamento della Commissione Antimafia». Non è quindi un'audizione testimoniale ma «il presidente si riserva la facoltà di trasmettere il resoconto stenografico all'autorità giudiziaria». «Le finalità politiche e istituzionali della commissione inchiesta non coincidono con quelle dell'Autorità giudiziaria, solo a essa spetta il compito di individuare delle responsabilità penali. Questa non è una sede processuale parallela e una duplicazione del processo».

«Ordini da parte della Banca d'Italia per dire di fare un'acquisizione non ne abbiamo mai ricevuti», ha detto Zonin. «I rapporti con le istituzioni sono sempre stati improntati alla massima trasparenza e disponibilità perché questa era la filosofia del nostro cda», ha sostenuto Zonin davanti alla commissione banche.

«Non conosco e non li ho mai visti», ha poi sottolineato Zonin rispondendo a chi gli chiede se avesse discusso con il sottosegretario Maria Elena Boschi o con suo padre Pier Luigi, dell'acquisizione di Banca Etruria. Zonin ha anche replicato con forza alla domanda del deputato Carlo Sibilia (M5s) che riferisce di «leggende secondo cui avrebbe invitato nella sua tenuta del Chianti l'ex dg di Banca d'Italia Salvatore Rossi». «Mi pare che stiamo andando fuori livello - ha detto Zonin - mai venuto e mai invitato, non mi sarei mai permesso. Scherziamo?».

«Non c'è stata nessuna pressione da nessuno e in nessun modo, era una idea del cda e del sottoscritto di avviare un processo» con Veneto Banca, ha poi affermato l'ex presidente di Popolare Vicenza alla domanda se avesse subito pressione da parte di Banca d'Italia per lafusione con l'altro istituto veneto. Zonin ha confermato l'incontro del 27 dicembre 2013 con il presidente di Veneto Banca Trinca in «una mia azienda agricola nel Friuli». Zonin ha ribadito la validità di quella fusione che avrebbe creato «un grande gruppo veneto» ma «non c'era la volontà dall'altra parte».

L'ex presidente della Popolare di Vicenza ha anche sostenuto di non aver mai incontrato il governatore di Bankitalia Vincenzo Visco per parlare di Banca Etruria, precisando invece che «di Veneto Banca può essere» che abbia parlato di persona con il governatore. Rispondendo alla domanda di Sibilia se avesse mai incontrato Visco per parlare delle operazioni di acquisizione di Etruria e di Veneto Banca Zonin ha risposto «non è che mi ricordo tutto. Ho incontrato negli anni della mia presidenza due volte il governatore Visco e una volta Draghi. Può essere che abbia parlato di quell'argomento». Incalzato sul fatto se avesse mai contattato telefonicamente i vertici di Bankitalia ed in particolare il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo per parlare di Etruria e Veneto Banca, Zonin ha affermato che «sono argomenti cosi importanti che non rammento di averne parlato al telefono. Se c'era una cosa importante lo facevo di persona. Non lo escludo ma in questo momento non rammento ma una cosa cosi importante non l'avrei fatta al telefono ma sarei venuto a Roma».

Dell'esistenza di finanziamenti baciati «io l'ho saputo il 7 maggio 2015 dal capo ispettore Bce che mi ha convocato d'urgenza a Milano», ha detto ancora Zonin, riferendo di averne subito chiesto conto telefonicamente al direttore
generale.

Il consiglio di amministrazione della Popolare di Vicenza non ebbe mai la conferma da parte degli organi di controllo interno, audit e consiglio sindacale, della presenza di finanziamenti baciati, ha aggiunto Zonin, ricordando che «nel 2014 un dipendente che aveva cambiato banca aveva scritto una lettera dicendo che in qualche filiale venivano fatti finanziamenti baciati. La lettera data al direttore generale e a diversi uffici e alla fine l'organo di controllo ha guardato, ma non ha trovato nulla». Zonin ha quindi aggiunto che poi nella primavera 2014 durante l'assemblea un socio rivolgendosi al presidente del collegio sindacale aveva parlato dell'esistenza di baciate. « Il collegio sindacale ha fatto verifiche e dopo due o tre mesi ha verbalizzato che non aveva trovato nessun finanziamento baciato. Il cda ha sentito queste parole ma anche conferma di uffici preposti che non c'era niente».

«In 19 anni non ho mai partecipato ai comitati esecutivi, non c'era l'intromissione della presidenza», ha sostenuto quindi l'ex presidente della Popolare di Vicenza, ricordando come il «presidente non aveva deleghe né poteri se non quelli riservati al presidente e a salvaguardare l'immagine dell'istituto» e per questo le delibere sui finanziamenti erano di competenza dei rispettivi organi.

Gian Andrea Falchi «mi fu presentato dall' ambasciatore italiano a Washington che mi disse che questa persona stava per andare in pensione e che poteva darci una mano in un momento di cambiamento anche delle leggi sul mondo bancario» e nei rapporti con la Bce. È quanto afferma ancora Zonin sull'assunzione come consulente di Falchi, già a capo della segreteria particolare di Banca d'Italia. «Io mi aspettavo - replica Zonin a Dal Moro (Pd) - mi dicesse grazie di andare a prendere una persona di elevato standing. Noi eravamo una banca di provincia» e servivano quindi una persona che «poteva essere di aiuto come consulente» per i «rapporti internazionali». «Io ragiono da imprenditore. Se poi su ogni scelta si vede il lato negativo...» conclude Zonin.

 
Mercoledì 13 Dicembre 2017, 18:33 - Ultimo aggiornamento: 14-12-2017 11:59
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