Bomba esplosa a Napoli:
Monica scampò già a un agguato

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di Giuseppe Crimaldi

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Si è schiavi del denaro o della sorte. Ma quando la sorte ti gira le spalle, allora del denaro non sai che fartene. E la fortuna era assente, l'altra notte, mentre Monica Veneruso aspettava che il suo compagno facesse brillare la miccia di un ordigno che poi risulterà fatale ad entrambi.

Donne di camorra e di malaffare. Quando mancavano poco meno di dieci minuti alle quattro di una gelida notte di dicembre due sagome a bordo di uno scooter, risultato poi rubato, si aggiravano lungo le traverse del corso San Giovanni. Zona orientale di Napoli: e lungo quella traversa di via Ferrante Imparato - dove persino una start up israeliana è riuscita a investire in un'azienda che produce lenti ottiche d'avanguardia - lei, la Bonnie del clan dominante in zona - ha puntato sul denaro. Qualcuno le aveva affidato una missione precisa: bisognava dare una «lezione» a chi stava rovinando gli affari legati al traffico di cocaina e di hashish nella zona di San Giovanni a Teduccio.

Una bomba. Artigianale, rudimentale, ma pur sempre un ordigno esplosivo. Nel cuore della notte questa 43enne che ha un lungo passato scandito da certificati penali, indagini e inchieste a suo carico, non si è fatta scrupoli: in sella a un motorino ha seguito il suo nuovo compagno verso l'ultima avventura. Un raid incendiario. Un attentato che - nelle intenzioni dei mandanti - avrebbe dovuto intimidire e far sciogliere nella paura chi in queste ultime settimane aveva iniziato a invadere di droga il quartiere, senza alcun permesso del clan Reale.

Le cose sono andate come poi sono drammaticamente andate. Una mezza carneficina, considerata la morte di Antonio Perna, 32enne di San Giovanni: era il nuovo compagno della donna-complice-amante, da ieri in rianimazione al Cardarelli. I due avevano preparato l'attentato finito male.

Ma chi è Monica Veneruso? Un nome che poco o nulla dice agli archivi giudiziari, e tanto meno alla Direzione distrettuale antimafia partenopea. Se non fosse per alcuni piccoli particolari che Il Mattino è in grado di rivelare: e che qualcosa possono spiegare, in quello che resta il complesso mosaico composto da tasselli chiari e opachi che spiegano le connivenze, quando non addirittura le complicità nascosta, delle donne inserite in un contesto delinquenziale.

Il passato di questa 43enne è contrappuntato da almeno due significativi precedenti. Li registriamo per come vengono forniti dagli investigatori che di lei si sono occupati negli ultimi dieci anni. Monicuccia, come pure in tanti la chiamavano, è una donna di piglio: volitiva, una che sa il fatto suo e che - a detta di qualcuno che ben l'ha conosciuta - non ha paura di niente. Quindici anni fa sposò un affiliato al clan camorristico dei Reale, egemone nella zona di via Pazzigno: divenne la consorte di Antonio Erbetti, barbaramente assassinato da un commando di killer il 31 agosto del 2006 perché sospettato di aver fornito al clan Altamura informazioni sul gruppo rivale dei Formicola.
Due anni dopo i Reale le girano le spalle. Platealmente. A settembre del 2008, infatti, la camorra le ordinò di lasciare la casa popolare al rione Pazzigno - dove risiedeva - all'interno del famigerato quartiere denominato «Bronx». Doveva consegnare le chiavi perché in quei locali - così aveva deciso la cosca - avrebbe dovuto entrare un'altra famiglia. Lei, vedova di camorra, con quattro figli e un quinto in arrivo, non avrebbe rispettato l'ordine, rischiando così di essere fatta fuori. Quando i sicari aprirono il fuoco, Monicuccia riuscì miracolosamente a schivare i colpi, mettendo in salvo i suoi bambini. Per quell'agguato i carabinieri arrestarono i presunti attentatori: in cella finirono così Salvatore Reale e Mario Nurcato, 34 anni entrambi, ritenuti legati al clan Reale. E quell'episodio diede la conferma a un sospetto antico: e cioè di come la camorra continuasse (come continua ancora oggi) a gestire gli alloggi dell'edilizia popolare pubblica, di fatto sottratti al controllo dello Stato. Ma la vita tormentata di Monica Veneruso è andata avanti negli anni. Fino ai giorni nostri: fino all'altra notte, quando tutto è andato male con quella miccia troppo corta e male assemblata su un ordigno dinamitardo rudimentale.

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Sabato 23 Dicembre 2017, 12:41 - Ultimo aggiornamento: 23-12-2017 12:41
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