Se volete aiutarli
denunciateli

di Francesco Durante

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Cinquemila persone in piazza nel nome di Arturo rappresentano probabilmente il record assoluto per manifestazioni del genere negli ultimi anni. Buon segno, dunque: vuol dire che a Napoli un numero crescente di persone non riesce più a far finta di ignorare la deriva barbarica cui tanti, troppi giovanissimi si abbandonano o vengono abbandonati. 
Mischiata a quella che si mobilita e partecipa, c’è però un’altra Napoli totalmente diversa. È la città che, pensando di proteggerli, nasconde quei quattro, cinque o sei animali che l’altro pomeriggio hanno cercato di sgozzare Arturo così, senza altro motivo che quello di esibire i propri talenti criminali. Ed è la città dei loro genitori, dei loro parenti, dei loro complici, accoliti e simpatizzanti assortiti. Sono tanti, e certo non è pensabile che nessuno di loro sappia la verità, e ignori di quale spaventoso misfatto si siano macchiati i loro pupilli. Ritenere che tacendo stiano tutelandone il futuro è un pensiero quasi più bestiale di quello che ha ispirato le gesta di quei piccoli mostri: la loro impunità, infatti, è la migliore e più infallibile garanzia della loro definitiva perdizione. A quei genitori, a quei parenti, a quegli amici silenti bisogna lanciare una pressante esortazione: denunciateli subito, fate qualcosa perché il loro destino possa cambiare, affinché non affoghino nel gorgo della camorra e possano evitarsi di morire di morte violenta prima dei trent’anni, riuscendo invece a combinare qualcosa di buono nella vita, per sé e per tutti noi cui tocca di vivere accanto a loro nella medesima città.

In piazza ci sono dunque due Napoli. Una raccoglie l’appello accorato della madre di Arturo, capisce che Arturo siamo tutti noi, e manifesta, offre con generosità e con ardore la propria testimonianza. L’altra tace e si nasconde o forse si mimetizza. È una cosa da brividi perché, certo, noi sappiamo quante falle ci siano nei sistemi di sicurezza napoletani, fra telecamere che non funzionano e altre difficoltà strutturali; ma tutti siamo anche abbastanza smaliziati da capire che se i nomi delle bestie che si sono accanite contro Arturo non sono ancora venuti fuori, questo dipende soprattutto da motivi di omertà, dato che nessuno di quei baby-criminali si può considerare un genio del male capace di sottrarsi alla caccia. Riconosciamo l’omertà e dunque lo stigma più odioso di un miserevole sottosviluppo: una cosa così orribile, così schifosa, così inadeguata a tutto ciò che accade nel mondo civile, da tentarti di concludere che, vabbè, certa gente se lo merita di vivere male (e meriterebbe di vivere pure peggio); merita di non avere prospettive, merita di essere lasciata indietro, merita di essere disprezzata. 

In attesa che le telecamere funzionino e che diventi relativamente semplice fermare tutto questo orrore, certamente non basteranno gli invocati «piani Marshall contro la dispersione scolastica» (piani che, com’è logico attendersi, nessuno elaborerà e soprattutto nessuno promuoverà), né la denuncia appassionata della pedagogia malata della televisione. Bisognerà, per dire, che a Napoli si capisca una volta per tutte che una cosa come una “stesa” non è soltanto un pittoresco neologismo, ma un evento assolutamente intollerabile i cui protagonisti devono essere rapidamente messi nella condizione di non nuocere mai più. E che a Napoli si capisca, anche nella fogna sociale da cui sono usciti gli assalitori di Arturo, che essere genitori comporta certe responsabilità fondamentali che nemmeno l’abilità retorica di un qualche zelante e scafato paglietta dovrà mai più permettersi di sminuire davanti a una corte di giustizia. Bisogna insomma che finalmente paghino anche i genitori: che se necessario finiscano in galera, e che a Napoli la si smetta di vivere in questa continua, pelosa ambiguità, per cui la responsabilità delle cose orrende che accadono sta sempre da qualche altra parte, opera della Società o della Sorte o del Fato. La povertà, il sottosviluppo, l’incapacità di adeguarsi ai ritmi della civiltà non possono più essere una giustificazione per nessuno, men che meno per chi guida le forze oscure di questa barbarie in quello che ha tutta l’aria di poter essere l’estremo assalto a ciò che resta della nostra civiltà.

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Sabato 23 Dicembre 2017, 08:44
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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2 di 2 commenti presenti
2017-12-23 10:06:36
Condivido al 100% l'articolo ed il commento precedente. Che cosa aspetto lo Stato a svegliarsi? Non importano le giustificazioni (che si saranno sicuramente): ma quando si scopre di avere un tumore si deve intervenire subito, poi si penserà alla prevenzione. Noi napoletani dovremmo finalmente smetterla di nascondere la polvere sotto al tappeto e pretendere dallo Stato Italiano che venga fatta pulizia, se necessario promulgando leggi speciali perché quelle attuali, dobbiamo ammetterlo, non servono a nulla. C'è un pezzo di città che è un corpo estraneo nella società, che non condivide le regole del vivere civile. Questo corpo estraneo dovrebbe essere attaccato e cancellato, anche a costo di mortificare qualche pittoresco aspetto della napoletanità, anche a costo di diventare tutti un po' meno "napoletani". L'alternativa, a mio modesto avviso, è quella di doversi abituare ancora una volta a nuovi crimini efferati, sperando di non trovarcisi in mezzo.
2017-12-23 09:03:08
Bravo ! Finalmente uno che esce dall'ipocrita difesa dei criminali grandi o piccoli che siano in nome di vere o presunte colpe della Società, "di tutti noi", bla,bla,. Chi vuole imboccare la strada della delinquenza ci mette anche un pò del suo, vale a dire la scorciatoia verso il denaro "facile" ! Riguardo poi a quest'ultimo episodio che ha avuto una vittima colpevole soltanto di avere la faccia di "bravo ragazzo", si va al di là di qualunque analisi sociologica : hai fatto bene a chiamarli "animali" perchè questo sono ! Ed agli animali (feroci) si impdisce (con qualunque mezzo) di nuocere ulteriormente ! Ma è possibile che in questa città si debba arrivare ad invocare gli "squadroni" di sudamericana memoria????????

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