Catalogna, Rajoy: ora dialogo. Ma non incontrerà Puigdemont

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È un futuro assai incerto quello che si affaccia ora sulla Catalogna ribelle all'indomani delle elezioni imposte dal governo spagnolo che hanno visto il fronte secessionista smentire le previsioni di Madrid e riconquistare la maggioranza assoluta nel Parlament di Barcellona.

Dietro le offerte di dialogo venute venerdì da Carles Puidgemont e dal premier spagnolo Mariano Rajoy, fra i due vecchi avversari sembra infatti per ora essere sempre muro contro muro. Inseguito da un mandato di arresto spagnolo e in esilio a Bruxelles, Puigdemont - candidato President del campo indipendentista - ha proposto a Rajoy un incontro «senza condizioni» in un paese europeo che non sia la Spagna, dove verrebbe arrestato. Rajoy, pur offrendo a sua volta dialogo «purché all'interno della legge», ha seccamente risposto di voler incontrare invece Ines
Arrimadas, leader unionista catalana di Ciudadanos, arrivato primo ieri, ma senza l'appoggio in parlamento di una
maggioranza. Gli unionisti hanno ottenuto 59 seggi e il 43,5% contro 70 deputati e il 47,5% dei separatisti.

«Dovrò parlare con la persona che avrà la presidenza della Generalità», ha poi ammesso il premier parlando di «mano tesa» a Barcellona, ma prima «dovrà ritirare il mandato di deputato, essere eletto presidente ed essere in condizione di parlare con me». Tutte cose che Puigdemont al momento non può fare. Se mette piede in territorio spagnolo sarà arrestato. Come il vicepresident Oriol Junqueras, dietro le sbarre per "ribellione" da due mesi.

La situazione è quindi molto complessa. Il 12% dei nuovi deputati catalani è incriminato dalla giustizia spagnola per aver portato avanti il progetto politico dell'indipendenza. Ieri il Tribunale Supremo di Madrid ha aggiunto altri sei nomi alla lista, fra cui quelli dell'ex President Artur Mas, e delle leader di Erc, Pdecat e Cup Marta Rovira, Marta Pascal e Anna Gabriel. Tre deputati inoltre, fra cui Junqueras, sono in carcere, e tre "in esilio" con Puigdemont.
Entro il 23 gennaio il nuovo Parlament deve costituirsi. Sarà un momento della verità per questa fase della crisi catalana.

Molto dipenderà dal giudice Pablo Llarena, che ai primi di gennaio deve decidere se scarcerare Junqueras e gli altri, e forse sospendere il mandato di cattura contro Puigdemont e i deputati in esilio. Il President destituito da Rajoy con i poteri speciali dell'articolo 155 della Costituzione ha detto di essere pronto a tornare «domani» in Catalogna «se ci sono garanzie del rispetto della democrazia». «Il governo spagnolo riconoscerà il risultato delle elezioni che abbiamo vinto nonostante siano state condotte in modo atroce? Se rispetta la democrazia, torno domani stesso». Lo schieramento indipendentista, forte della legittimità del voto, chiede ora la fine della "persecuzione giudiziaria", la
liberazione dei 'detenuti politicì e la 'restituzionè del Govern di Puigdemont.

Sembra però improbabile che qualcosa si muova a breve. C'è la pausa natalizia, e il Pp di Rajoy deve digerire il tracollo storico della sua lista in Catalogna, vampirizzata da Ciudadanos. Le due grandi formazioni indipendentiste (JxCat e Erc) hanno però già iniziato a preparare la formazione del nuovo governo. Che vogliono la più rapida possibile. Rajoy ha confermato oggi che quando ci sarà un nuovo President, disattiverà l'articolo 155. E restituirà alla Catalogna l'autonomia delle sue istituzioni. Una buona ragione per molti catalani per non perdere tempo.

 
Sabato 23 Dicembre 2017, 09:53 - Ultimo aggiornamento: 24-12-2017 12:47
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